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La nostra «Regola di vita»

In ogni tempo della storia cristiana, la vita in comune, genericamente chiamata vita religiosa, è stata lievito e fermento per vivificare la sequela di Cristo e per realizzare quella promozione dell’uomo nelle sue necessità e problematiche che è l’originalità della Buona Novella di Cristo. Di fatto, i “segni dei tempi” non sono solo all’origine delle famiglie religiose nella Chiesa, ma sono soprattutto la “lettura” di Dio di questo o di quel particolare momento storico e culturale che così indica e promuove una certa soluzione di problematiche religiose ed esistenziali di più ampio respiro rispetto a ciò che si vive e si soffre in quella precisa situazione storica. È un’indicazione, profonda e vitale, di un cammino in avanti e che san Paolo, lettore insuperabile delle angosce e speranze delle prime comunità cristiane, ha chiamato “carisma”, un dono di Dio per edificare la Chiesa e guidare per mano l’umanità verso la salvezza di Cristo.
È in questo quadro di fede e di teologia della storia, dunque, che si può comprendere anche la Comunità di San Leolino. Una Comunità, peraltro, un po’ originale rispetto a tante altre esperienze comunitarie nuove e, ripetiamo, per lo più improntate al monachesimo, assai vive nella Chiesa del nostro tempo e in tutte le nazioni del mondo, ma che condivide con esse proprio il “sogno” del Concilio Vaticano II di coltivare e sviluppare la vita di Dio anche nella complessa situazione del mondo contemporaneo per certi aspetti lontano da Dio e bisognoso, proprio per questo, di sentirlo e amarlo con occhi e cuore nuovo. La cultura del “disincanto” (M. Weber) esige che il problema, posto dal Dio di Gesù Cristo, torni a essere centrale, senza tentazioni di fondamentalismo religioso, ma piuttosto come testimonianza di vita e di orientamento.
In breve, la Regola di vita della Comunità di San Leolino pone al primo posto la vita di preghiera, necessario alimento quotidiano per un autentico rapporto con Dio, non solo scandendo la giornata con la celebrazione della Liturgia delle ore (Lodi, Vespri, Compieta), ma anche con le ore di studio e di attenzione ai problemi culturali contemporanei. E poi lo studio della parola di Dio (Lectio divina), la revisione di vita settimanale, momenti di formazione spirituale e culturale in comune (Scuola di Comunità). Infatti, tutta la vita della Comunità è improntata alla “formazione permanente” sia dal punto di vista spirituale che da quello di studio e di ricerca, ai fini di quella “nuova evangelizzazione” voluta dal Concilio Vaticano II.
Tuttavia, la Comunità dedica molta attenzione, anzi vive di quella spiritualità liturgica che, di fatto, è l’anima del suo essere e fare cultura in nome di Cristo: «La fede definisce il culto, e il culto la comprensione del mondo, dalla quale poi deriva la cultura» (P. Florenskij). Così, la giornata inizia dalla S. Messa, celebrata solennemente, mentre anche le altre festività dell’anno liturgico, curate e amate in ogni dettaglio, sanno infondere quella forza espressiva e mistica che viene dalla presenza di Cristo tra noi e con noi, vero spirito della riforma liturgica attuata dal Vaticano II.
Il secondo aspetto della Regola di vita che caratterizza la vita della Comunità è – lo si è già detto – l’impegno per l’evangelizzazione degli uomini e delle donne di oggi. L’intenzione profonda della Comunità è di cooperare alla riconciliazione delle anime con Dio, servendosi della cultura e dell’istruzione, e proprio cercando di rispondere alle sfide della secolarizzazione e del disincanto. I cristiani non sono sprovveduti o ignoranti – come vorrebbe qualche libro che gode di grande fortuna ai nostri giorni – poiché da sempre la fede cristiana non è mai stata nemica della cultura. Una semplice frase del card. Tomás Spidlík riassume tutto in maniera efficace e precisa: «Sia la santità che la genialità esigono la nostra stima. Il poeta Puskin e il santo taumaturgo Serafino di Sarov erano contemporanei. Non sarebbe utile sostituire l’uno con l’altro: la Provvidenza li ha mandati entrambi».

«Una fede che non diventa cultura è una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta».
(Giovanni Paolo II)


La spiritualità


Come si comprende da questo abbozzo della Regola di vita, la spiritualità della Comunità cerca di unire la vita contemplativa e la vita attiva poiché entrambe hanno bisogno l’una dell’altra. Quasi non si dà l’una senza l’altra dal momento che Gesù Cristo chiama le stesse comunità di vita strettamente contemplativa o quelle di vita solamente attiva allo stesso compito: edificare la Chiesa nell’amore a Lui e per il bene delle anime nel mondo. Da qui, l’impegno a coltivare l’intimità confidente con Dio nella preghiera, l’attenzione alla dimensione umano-psicologica nella vita spirituale, la ricerca dell’armonia tra contemplazione e missione, tipica della tradizione del Carmelo e dei suoi grandi santi, da santa Teresa di Gesù a Edith Stein (santa Teresa Benedetta della Croce). La dimensione mariana ed eucaristica.
In questa prospettiva, inoltre, la figura di santa Teresa di Lisieux, la giovane carmelitana francese che consegnò al mondo contemporaneo la sua esperienza con Dio nella sua celebre Storia di un’anima, rappresenta per la Comunità di San Leolino non solo il grande tramite con la tradizione carmelitana, ma anche con la sensibilità moderna: Teresa ha mostrato, nella incipiente secolarizzazione del XIX secolo, che la vita cristiana autentica è solo amore e intelligenza dell’amore: «Nel cuore della Chiesa, mia Madre, sarò l’Amore», come dichiarerà negli ultimi giorni dei suoi ventiquattro anni di vita (1873-1897). La Comunità ha posto nella Pieve di S. Leolino (nella piccola abside di sinistra e accanto al Tabernacolo) un’immagine di santa Teresa – opera del pittore fiorentino Silvano Chellini – per la venerazione dei fedeli, ma anche per ricordare a se stessa quanto deve alla “piccola Teresa” per l’orientamento del suo cammino spirituale fin dai primissimi inizi. Non a caso, santa Teresa di Lisieux è la patrona della Comunità, cioè la madre, la sorella, l’amica. Giorno dopo giorno.
D’altra parte, la spiritualità della Comunità si mostra concretamente nei seminari di spiritualità che essa organizza ogni anno: giornate di preghiera e di riflessione, per ora tra maggio e ottobre, che hanno come tema ispiratore il valore e la missione della spiritualità nella vita contemporanea. La spiritualità, dunque, a confronto diretto ed esistenziale con la mentalità e gli stili di vita di oggi, la sua cultura e le sue sfide, ma senza cadere nella vana attualità.

«I fedeli vivano in strettissima unione con gli uomini del loro tempo, e si sforzino di penetrare perfettamente il loro modo di pensare e di sentire, quali si esprimono mediante la cultura». (Concilio Vaticano II: GS 62)








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